L'EUROPA è LA NOSTRA STORIA

L'attuale situazione politica ci pone di fronte a interrogativi secolari, sul dove l'Italia si collocherà nel contesto internazionale, domande a cui le risposte saranno determinanti per capire il nostro futuro. Al punto in cui siamo credo sia importante fare un po' di storia, cioè compiere una breve ma utile analisi delle "puntate precedenti". Perdonatemi la brutale sintesi, ma lo spazio la richiede.

Il nostro paese esce dalla seconda guerra mondiale entrando a far parte della sfera occidentale guidata dagli Stati Uniti d'America. Il percorso non è lineare, ci sono le dure condizioni di pace che toccano ad un paese che era sceso in guerra con Hitler (il De Gasperi di Parigi, "oggi tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me" è il chiaro esempio dei tempi) e c'è il Partito Comunista più forte d'Occidente, legato all'Unione Sovietica e in alcune occasioni vicino a compiere la Rivoluzione (si ricordi su tutti l'attentato a Togliatti).
Gli anni '50 e '60 sono gli anni della ricostruzione, del Piano Marshall, del boom economico, di governi monocolore DC, ma anche delle prime stragi, che troveranno il culmine negli anni '70 fino ai primi '80. Arrivano quindi le brigate rosse, lo stragismo nero, l'epoca andreottiana, fino agli archivi segreti della P2, il tentativo sistematico di totalizzare il controllo dello Stato e delle coscienze. Nel frattempo il PCI si differenzia da Mosca con Berlinguer e l'Eurocomunismo e nella DC, con Aldo Moro, prende campo l'idea del compromesso storico, con la prospettiva di governi DC con appoggio esterno del PCI, la cosi detta "solidarietà nazionale". L'idea si spegne però con l'uccisione di Aldo Moro, a seguito della quale nascerà la stagione del "pentapartito", governi guidati da DC, PSI, PSDI, PRI, PLI, fondati sul principio dell'alternanza alla Presidenza del consiglio, che prima o dopo sarebbe dovuta toccare ad ogni partito. Così però non sarà.
La generazione degli anni '80 è quella cantata da Vasco Rossi in "Siamo solo noi", una "generazione senza più santi né eroi", quindi già post ideologica e forse post politica (o anti politica, la generazione diretta anticipatrice di quella attuale), infatti si identifica in Craxi (il PSI non supera mai il 15%, ma Craxi rimane per anni il leader con il più alto gradimento), che in un mondo ancora dominato dai partiti (e dalle sue storture, che emergeranno tutte nel 1992) si dimostra, almeno in apparenza, il più capace di vivere e interpretare una società che mostra i primi segni di quella "liquidità" teorizzata successivamente da Bauman.
Nel 1989 cade il muro di Berlino, nel 1991 si scioglie l'Unione Sovietica e con essa crolla tutto il mondo comunista, cioè quella parte di globo che si contrapponeva alla sfera occidentale cui l'Italia apparteneva. Nel frattempo, fin dagli anni '50, si era formata una comunità europea, prima fondata su presupposti di condivisione economica, poi su alcuni presupposti politici, che proprio negli anni '90 mette in campo il progetto della moneta unica. L'Italia, che nel mentre è passata dalla Prima alla Seconda Repubblica, ne è uno dei principali artefici, sia pur con alterne fortune (il dibattito sui parametri di Mastricht è ancora in corso). La nascita dell'Europa, con tutte le contraddizioni ed i limiti che ancora oggi le imputiamo, è nei fatti la creazione di una "sfera nella sfera", cioè il rafforzamento e il progressivo affrancamento di un blocco occidentale, fin lì totalmente sotto la supervisione statunitense, a cui si sono via via aggiunti paesi che facevano parte della Cortina di ferro. Si tratta quindi di un nuovo soggetto mondiale, se unito molto forte, che non è né Russia (nel frattempo diventata un sovranismo democratico?) né America. L'Europa, a differenza della stragrande maggioranza degli Stati del mondo, ha democrazie autentiche, un diffuso stato sociale, e senza confini è l'unica esperienza umana che si avvicina, almeno idealmente, al mondo cantato da Lennon in "Imagine" (sappiamo quanto il cammino sia lungo, ma almeno la prospettiva è quella).
Il progetto che i più europeisti vogliono costruire, che già uno statista come De Gasperi avrebbe visto così, è quello degli Stati Uniti d'Europa, un continente federale, con una politica estera unica, un unico esercito, politiche di stato improntate da un medesimo spirito. L'Italia di cui sopra abbiamo provato a sintetizzare la storia, è stata prima uno dei baluardi della sfera americana, poi uno dei principali costruttori della "sfera nella sfera" che è l'Europa. Oggi deve decidere che strada prendere: se proseguire quello che sembra il percorso "naturale" della sua storia, ovvero essere uno dei principali costruttori degli Stati Uniti d'Europa, o se diventare un paese a democrazia limitata, sotto la sfera Russa, unito con Salvini ai vari Orban e Le Pen nella disgregazione dell'Europa dei popoli. Perché oggi siamo ad un bivio: o la "sfera nella sfera" si affranca e diventa, come espressione dell'Occidente libero, una sfera a sé, oppure tutto si disgrega, per tornare ad essere, a seconda dei casi, sotto l'influenza russa, americana, o persino cinese. Stare o meno con Salvini (o con quelli che la pensano come lui sull'Europa, in senso più ampio), oggi, vuol dire soprattutto questo: dov'è che vogliamo vada la nostra storia, e non è certo poco.
Il problema più grande però è forse quello di affrancarsi definitivamente da una condizione quasi sempre esistita nella nostra storia, ovvero l'esistere in funzione della contrapposizione a qualcosa o a qualcuno. Ai tempi del Risorgimento eravamo uniti contro l'Impero Austro-Ungarico; durante il fascismo alle libere democrazie e al comunismo; dal 45 al 91 al comunismo sovietico; negli ultimi 25 anni ci siamo invece divisi tra una contrapposizione allo spettro comunista in salsa da "Milano da bere" (con Berlusconi) e un'adesione all'Europa ma una contrapposizione a Berlusconi, un tutti contro, principalmente con la guida di Romano Prodi. Oggi che dei comunisti non si parla quasi più, il nemico per molti è l'Europa, a cui i sovranismi si contrappongono. A loro volta i sovranismi si fondano sulla contrapposizione (oggi verso l'immigrato nero). Essere compiutamente per gli Stati Uniti d'Europa significherebbe per la prima volta costruire senza la contrapposizione ad un nemico, bensì a favore di una nuova stagione dell'ambiente, del lavoro, dei diritti, dello stato sociale, della democrazia e della libertà.
C'è da augurarsi che ogni tattica politica di questi giorni tenga conto del più ampio scenario storico. Siamo sempre lì, con il già citato De Gasperi: "un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alla prossima generazione".